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Manutenzione e Verde dimenticati?

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Pubblicato: Lunedì, 02 Giugno 2014 Scritto da Andregexx

Genova - C’era una volta il Comune. Con la sua schiera di decine e decine di giardinieri, artigiani, manutentori d’ogni tipo, che tenevano come fossero gioielli giardini e parchi pubblici, viali e aiuole. Poi sono arrivati Aster - società comunale in house con un numero abnorme di “colletti bianchi” rispetto agli operai - i progressivi tagli (di soldi e personale) a Palazzo Tursi, le crescenti esigenze di un settore sociale in perenne emergenza. E così degrado e abbandono hanno cominciato a impadronirsi degli spazi di ritrovo e svago, in periferia come nelle zone più centrali.

Cit: Articolo de Il Secolo XIX

Ma, anche in questa storia, c’è una sorta di lieto fine: centinaia di cittadini, per nulla rassegnati a quartieri ridotti a ghetti, si sono uniti in comitati, associazioni o semplici gruppi di amici, via via sempre più numerosi, rimboccandosi le maniche per sopperire alle carenze della mano pubblica. Hanno curato aiuole, riverniciato panchine, allargato strade, pulito caditoie, potato siepi, coltivato orti in disuso, ripulito spiagge e letti di torrenti, acquistato e sostituito giochi per i bimbi, dato vita a serate gastronomiche, musicali, culturali per cementare un senso di comunità e di appartenenza che sta conoscendo uno straordinario risveglio in questi tempi di crisi. Un volontariato di massa, nato e cresciuto sul terreno fertile di una città in prima linea nell’associazionismo, che ha reso più vivibili e frequentate centinaia di aree pubbliche, piccole e grandi, “sottocasa”.

Un fenomeno cresciuto negli ultimi mesi in maniera imponente, sull’onda della comunicazione via internet, grazie all’aiuto dei social network. Praticamente ogni quartiere, ormai, ha il suo blog o la sua pagina Facebook. Genitori e nonni, giovani e anziani, bambini e disabili - quasi sempre supportati dai municipi con la fornitura di attrezzi e materiali ma pure dal Comune - sono divenuti protagonisti di mille iniziative che, oltre al risvolto pratico legato all’esecuzione dei lavori di manutenzione, hanno un’importante valenza sociale.

E l’“onda buona” continua a crescere, sotto lo sguardo compiaciuto delle istituzioni. Da Borgoratti a Pegli, da Albaro a Cornigliano, da Pra’ a Molassana, da Sant’Eusebio al centro storico. Non c’è zona della città che non sia interessata da questo “risveglio” dei cittadini. Gli esempi sono tantissimi, impossibile citarli tutti. Tra i più recenti la giornata organizzata dal gruppo Facebook “Sei di Borgoratti se...” nei giardini di via Tanini: i bambini del quartiere, aiutati da mamme e papà, hanno abbellito con sagome colorate l’area giochi. Il gruppo borgorattino è “gemellato” con Occupy Albaro, uno dei primi comitati a promuovere il fai da te delle manutenzioni. Ma è a Ponente che si registrano i progetti più consistenti. In via Villini Negrone, a Pra’, un gruppo di abitanti ha realizzato l’allargamento di un pezzo di strada addirittura donando al Comune frange di terreni privati.

A Multedo un nuovo comitato ha rimesso in ordine l’area dei campi sportivi, abbandonata da anni: per festeggiare, gli abitanti hanno “ballato” in un video - dal titolo “Happy from Multedo” - visibile su Youtube. In Val Varenna, decine di volontari sono stati impegnati per mesi nella pulizia di caditoie, lungo 9 chilometri di strada, sentieri e greto del torrente. A Pegli, circa un mese fa, il Comitato per la difesa del litorale del Ponente ha riverniciato le panchine del lungomare coinvolgendo bambini e disabili. Ancora a Pra’, una sessantina di giovani si sono messi assieme per mantenere in stato di decoro la Fascia di rispetto e i giardini Dapelo.

Cittadini trasformati in custodi e giardinieri anche a Marassi, Quezzi, Pedegoli, San Fruttuoso. Al Lagaccio, Villa Gruber, Staglieno, alla Don Milani. Tursi incoraggia queste aggregazioni spontanee. «Che - sottolinea l’assessore alle Manutenzioni, Gianni Crivello - non sostituiscono certo il lavoro di Aster ma rappresentano un valido contributo alla cura del nostro, sterminato patrimonio verde». Alle iniziative “estemporanee” nate dal basso, vanno aggiunte le 101 aree del Comune “adottate” da aziende, le 250 concesse in affido diretto ad associazioni e comitati, i 312 orti urbani. «Numeri - assicura Crivello - destinati a crescere».

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