NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Nuove Zone..perchè?

  • Modifica
Pubblicato: Lunedì, 10 Ottobre 2016 Scritto da Andregexx

 

Ma quindi perché? Scusate ma la nostra Comunità capi, davvero ancora non l’ha capito. Eppure ci siamo applicati, siamo presenti a Zona, in Regione, abbiamo capi che partecipano alle Ross, alle Botteghe, ai campi di specializzazione e ben due membri in Comitato di Zona…

No, non abbiamo capito perche’, dall’oggi al domani, la nostra zona è stata cancellata dopo 30 anni di onorato servizio… al servizio dei propri gruppi.

Abbiamo anche ricevuto la visita dei responsabili regionali che hanno fatto del loro meglio per spiegarci quello che pensavamo di non aver capito.

E ci hanno anche rassicurato sul fatto che tutto sia stato fatto secondo le norme, con le votazioni corrette, le maggioranze previste…

Eppure continuiamo a non capire e, soprattutto, i nostri dubbi e la nostra amarezza non risiedono in questioni di maggioranze, norme e regolamenti.

Perché tutto, sicuramente è stato fatto a dovere e con precisione. Il problema è che proprio a queste situazioni gli antichi latini riservavano il detto “summum ius, summa iniuria”, noto aforisma per il quale, a volte, l’applicazione pur rigorosa, corretta e pedante del diritto, ricollega la più ampia ingiustizia.

Lo sappiamo che citare frasi del diritto romano nel nostro ambiente fa un po’ sorridere e sembra sempre fuori luogo, ma con tutte le discussioni alle quali abbiamo assistito in questa vicenda, su maggioranze, pareri, sistemi di votazione con frasi del tipo “…voi c’eravate….”, “non potete uscirvene dicendolo ora” “ allora questa è di fatto una mozione di sfiducia sul Comitato regionale…” ecco, diciamo che purtroppo, forse, le citazioni dotte rientrano a forza nella aridità complessiva del contesto….

Ora, però, quello che ci turba di più è che dopo tutte queste belle discussioni, dopo qualche articolo che esce su SIL sull’argomento, in questo festival del politically-scout- correct, si sia accantonata la questione delle nuove zone come una decisione ormai ineluttabile perchè ormai votata, ormai discussa, ormai digerita e sdoganata dalla sovrana democrazia associativa.

Quello che più sgomenta, cari fratelli scout è che quando e nonostante ci si accorga, che tutti i sistemi di rappresentanza, pur correttamente ed integralmente attivati, non hanno funzionato a dovere nella sostanza e che, nonostante tutto, permangono delle sacche di scontento, di incomprensione, ebbene le risposte tipo “ormai si è deciso…” “ la prossima volta cercherete di stare più attenti al dibattito associativo…” possono andare bene in Consiglio comunale, in Parlamento o in un Consiglio di amministrazione, ma non possono e non devono poter soddisfare fino in fondo nel nostro Movimento.

Perché diciamolo con chiarezza e a gran voce: l’azzeramento della nostra Zona a noi (e non solo a noi) proprio non va giù.

I più anziani ancora in servizio ricordano i primi tempi, a metà degli anni 80, quando nacque la zona Valbisagno.

Non è stato facile per molti anni lavorare tra gruppi così diversi.

Solo l’essere riusciti a darci delle regole condivise sullo stile comune da seguire agli eventi di zona, ci ha impegnato in anni di litigi ed incomprensioni di bassissimo profilo per arrivare, oggi, ad avere gruppi molto simili.

Anni di difficoltà di sopravvivenza di gruppi di periferia, di gruppi giovani ma tenaci sorretti da responsabili di zona saggi e lungimiranti, di eventi formativi studiati, di scambi di capi e rover hanno seminato una stima reciproca che ci ha unito, oggi, a fondo.

Qualche anno fa sarebbe sembrato impossibile pensare che nel 2016, all’inizio di ogni anno scout, a zona R/S si potessero mettere in campo, condividendole, le carenze di R/S da destinare al servizio associativo dei vari gruppi con le esigenze di crescita dei singoli R/S per attivare fraternamente uno scambio di occasioni di servizio.

Ci sono voluti 30 anni e due alluvioni per aprire una collaborazione con le Autorità locali che ci facesse uscire da quella autoreferenzialità che da sempre rappresenta l’ isola deserta alla quale approdano, inesorabilmente, molte delle nostre altisonanti scelte politiche di Coca.

Ed è proprio e soprattutto in questo aspetto che albergano le nostre perplessità.

In un mondo politico e amministrativo in cui si privilegia il livello di partecipazione più prossimo a quello locale (il cosiddetto “principio di sussidiarietà” di provenienza comunitaria, proprio quello a cui fa riferimento l’articolo 11 dello Statuto AGESCI.) noi decidiamo di creare un livello più ampio e distante dalle prossimità, includendo nella futura zona realtà amministrative e sociali infinitamente diverse e lontane tra loro.

Questa deriva “global” ci sembra una decisione antistorica, una decisione che spazza via anni di lavoro e non rende giustizia alla fatica che abbiamo fatto noi tutti a creare la nostra zona, vincendo mille diffidenze e mille particolarismi.

Eppure, tra i compiti statutari della zona c’è anche quello di curare i rapporti ed il collegamento dei gruppi con le autorità locali ed il territorio

Ma lo sapete che quando nel 2015 abbiamo invitato tutte le Autorità presenti nel territorio da Prato alla Foce alla presentazione della Carta del Coraggio nella sede del Municipio Bassa Valbisagno, le uniche Autorità presenti erano quelle vicine a P.zza a Palermo sede del Municipio?

Con quali Autorità locali pensate si possa proficuamente interfacciare la futura super zona che unirebbe (scusate ma il condizionale continua a consolarci…) le attuali zone Valbisagno e Centro?

Ora qualche ben pensante obietterà che con le nuove zone aumentiamo lo scambio tra gruppi, che non è scout opporsi, per pigrizia e partito preso, al confronto che in AGESCI è sempre fecondo, a prescindere, di ottimi risultati e bla,bla,bla….

Tralasciamo scontate, ma realistiche, osservazioni sulle distanze chilometriche tra i gruppi che sono già un problema nell’attuale configurazione della zona.

Ma chi pensate che possa venire a fare servizio nei branchi delle alture di Molassana o a Prato o in via Terpi quando già i fratelli storici del Genova 12 le hanno definite amichevolmente e scherzosamente proprio su questa rivista ( e non ce ne vogliano perché lo sanno che gli vogliamo da sempre un gran bene) “trasferte nelle steppe di Prato”?

Ma quante nottate dovremo nuovamente trascorrere a creare uno stile comune per evitare che agli eventi di zona la meravigliosa “biodiversità” dei nostri gruppi possa diventare imbarazzante per i nostri ragazzi?

E guardate che questa gran (bella) diversità tra gruppi che continua ad esser oggetto di risatine e battutine del sottobosco delle chiacchiere delle Assemblee regionali, continua a non emergere mai come ogni tabu’ che si rispetti.

Perché, di tutte queste belle sfaccettature che colorano il gioioso mondo associativo, noi veri fratelli scout dobbiamo continuare a negare l’esistenza…. perché non sta bene parlarne….mentre invece, grazie a Dio esistono e sfidiamo chiunque di voi a negare di aver mai sentito battute che alludono alle note diversità tra alcuni gruppi storici delle zone Centro e Valbisagno così meravigliosamente unici nella loro rispettiva ricchezza di tradizione scout ed incisività nelterritorio.

Perché anche queste complicate alchimie, devono essere considerate quando si pensa di cambiare i confini delle zone…..

Ma soprattutto, e infine, a chi giova tutto questo? Quali insormontabili problemi risolve questa nuova distribuzione delle zone?

Perché se, infine, proviamo a darci delle risposte sul perché di tutto questo e arriviamo al dunque, all’unico motivo di quello che, forse un pò bovinamente stiamo vivendo in molti, non ci sono pervenute altre spiegazioni sostanziali se non: “ e poi alla fine, ragazzi lo vedete anche voi che non si trovano mai i responsabili di zona, gli IABZS ecc ecc”, “…e d’altronde se le votazioni in quel famoso Consiglio Regionale a Vara sono andate così è anche dovuto al fatto che tra i votanti delle zone mancavano molte cariche….” e siccome questo è dovuto (forse) al fatto che pochi sono disponibili ad assumere incarichi ingrati, la soluzione non può essere che aumentare il numero dei gruppi… a qualunque costo. Equazione risolta.

Ebbene si…questa è la vera ed unica motivazione che ritorna come un ritornello.

Ora noi non ci crediamo affatto, nonostante le belle pacche sulle spalle che ci arrivano da ogni dove, che quella che si sta attuando, almeno per la Valbisagno, sia la soluzione al problema.

Rivedere i confini della zona Valbisagno/Centro individuando confini casuali, con la stessa “logica” con cui sono stati tracciati in passato i confini della Rhodesia o del Congo Belga non ci sembra una scelta vincente.

Che poi questi problemi siano solo della Zona Valbisagno non ci risulta (fratelli della Zona Centro, Valpolcevera, Ponente fatevi sentire….) e ci piacerebbe che non fosse solo la solita Coca del Genova XX a fare “coming out” su questa questione.

E se, infine, queste considerazioni fossero condivise da altri gruppi/zone saremmo ben lieti di riportare all’attenzione dell’Assemblea Regionale la problematica, ma a modo nostro e cioè con argomentazioni sostanziali, capaci di dare voce, al di là di sterili ed eteree votazioni, alle esigenze dei gruppi, andando oltre le chiacchiere da bar, ed il “…ma si dai, in fondo, va bene uguale…”che sono la vera peste della nostra diffusa e superficiale partecipazione associativa.

A chi interessa batta pure un colpo…

La nostra Coca ci crede, perché “Another zone is possible”.

Comunità Capi

Genova XX

Scarica la Versione stampabile in .Pdf

Visite: 1027